Calcio

Nove anni fa ci lasciava Vujadin Boskov

Il 27 Aprile del 2014 l’Alzheimer si portò via l’allenatore dello scudetto della Sampdoria

Vujadin Boskov morì il 27 Aprile del 2014 a distanza di nove anni il ricordo dell’ex calciatore dei blucerchiati e dell’allenatore dello scudello della Sampdoria, della Roma e del Napoli è ancora vivo. Sono tanti gli aneddoti legati alla carriera dello slavo che da calciatore aveva una passione per il brasiliano Didi Nel 1961 si trasferì in Italia chiamato a giocare nella Sampdoria, squadra della quale nel 1986 ne divenne allenatore portandola a conquistare lo scudetto con in campo i gemelli del gol Mancini e Vialli, che di Gianluca capì tutto. E tutto capì anche di Francesco Totti che fece debuttare a soli 17 anni in una partita contro il Brescia una primavera di trent’anni fa.

”Dalla Bella Stagione , un ricordo di Boskov”

Ogni calciatore che si è confrontato co Boskov porta in serbo un ricordo o un aneddoto da raccontare. Come questo riportato nel docufilm, ” La Bella Stagione” diretto dal regista Marco Ponti che racconta la favola di due calciatori Gianluca Vialli e Roberto Mancini

… ”Un pomeriggio di libera uscita i ragazzi vagano per le stradine di Amsterdam con il Mister.
«Andiamo a vedere un film» propone Luca Vialli davanti a un cine-teatro.
E Boškov: «Cinema bene».
«Benissimo, Mister» dice Luca, comprando i biglietti per tutti.
A luci spente, si alza il sipario. Solo che non è esattamente un cinema. È uno spettacolo dal vivo.
E le attrici sono nude.
«Oh-la-la! Ke succede?» esclama Boškov, tra le risate dei suoi ragazzi.
«Mister, se vuole usciamo!» ridacchia qualcuno.
E lui: «Se vuoi capire l’arte, defi vedere tutto fino a fine».
Anche perché, di tutto quel gruppetto di scapestrati, c’era solo una persona che sapeva leggere
perfettamente l’olandese. E quindi sapeva dove si erano appena seduti: ed era lui.
Boškov era fatto così: capiva sempre le cose prima di tutti gli altri, ma non lo dava a vedere.
Era un gentiluomo, di quelli all’antica, che sanno ancora tenere un segreto.

Come quello degli spaghetti di Giorgio.
I ragazzi erano stufi della dieta nordica del KVNB. E avevano in gruppo uno chef d’eccezione: Giorgio
Parri, il Re Giorgio.
Furono Vialli e il Mancio, come sempre, a chiamare la spaghettata bucaniera: a mezzanotte, in camera di Luca, in gran segreto, pena una multa stellare.
Tutti invitati, tranne il Mister.
Nel completo silenzio, a mezzanotte, Giorgio era arrivato con gli spaghetti ancora fumanti. Dopo giorni di riso e pollo, erano da applauso, ma Luca aveva ordinato il coprifuoco:
«Zitti! Guai a far rumore. Non bisogna farsi sentire, o il Mister ci scoprirà!».
E così la cena si era consumata tra bisbigli, rumori felpati, qualche risata accennata.
E, dall’altra parte della porta, a meno di un metro dalla maniglia, Vujadin Boškov che sorrideva, il mister se n’era tornato in camera sua, con l’acquolina in bocca.”

 

 

 

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