
Monza, perché si chiama Tempio della Velocità
Monza è il circuito più veloce del calendario della Formula 1 e lo è praticamente da sempre. Il soprannome viene da lì: non è una definizione affettuosa, è una descrizione tecnica.
I numeri lo confermano ancora oggi. Il giro più veloce mai percorso da una monoposto di Formula 1, la gara più veloce mai disputata e l’arrivo più ravvicinato della storia del campionato sono stati tutti registrati qui.
Un autodromo costruito in 110 giorni
La decisione arriva nel gennaio 1922 dall’Automobile Club di Milano, che voleva celebrare i venticinque anni dalla propria fondazione. La prima pietra viene posata a fine febbraio da Vincenzo Lancia e Felice Nazzaro.
I lavori si fermano quasi subito, per una questione di tutela paesaggistica del parco. Ripartono il 15 maggio con una scadenza fissata a metà agosto, e vengono portati a termine in centodieci giorni. Sul cantiere lavorano 3.500 operai, con 200 carri, 30 camion e cinque chilometri di ferrovia Decauville tirati su apposta.
L’inaugurazione è del 3 settembre 1922, sotto la pioggia, alla presenza del presidente del Consiglio Facta. La prima gara la vince Pietro Bordino su una Fiat 501.
Monza è il terzo autodromo permanente costruito al mondo, dopo Brooklands e Indianapolis.
Com’era il tracciato originale
Non era un circuito solo. Erano due, e si incrociavano.
C’era una pista stradale di 5,5 chilometri e un anello di alta velocità di 4,5 chilometri con due curve sopraelevate, progettate per velocità teoriche intorno ai 180-190 km/h. Le due piste si intersecavano tramite un sottopasso e potevano essere unite in un tracciato completo da 10 chilometri.
L’idea, già nel 1922, era costruire un posto dove si andasse forte in modo continuo. Non un tracciato di curve e staccate.
La sopraelevata del 1955
Nel 1955 l’anello viene rifatto in versione più estrema: due curve sopraelevate con raggio di 320 metri, calcolate per una velocità massima intorno ai 285 km/h. È l’immagine con cui Monza entra nell’immaginario, quella del muro di cemento inclinato.
L’esperienza dura poco. L’incidente del Gran Premio d’Italia 1961, che costò la vita a un pilota e a diversi spettatori, chiuse l’uso della sopraelevata per le monoposto di Formula 1.
Le curve sono ancora lì, dentro il parco, in stato di abbandono controllato.
Che cos’è la Parabolica
È la curva che chiude il giro e immette sul rettilineo dei box. Si chiama così per una ragione geometrica: ha raggio crescente verso l’uscita, quindi si apre progressivamente e permette di accelerare prima rispetto a una curva a raggio costante.
Dal 2021 porta ufficialmente il nome di Michele Alboreto, ma per chiunque frequenti il circuito resta la Parabolica.
Il tracciato attuale misura poco meno di 5.800 metri, ridotto rispetto ai 10 chilometri delle origini e interrotto dalle varianti aggiunte per ragioni di sicurezza.
I record di velocità che Monza detiene ancora
| Record | Prestazione | Chi e quando |
|---|---|---|
| Giro più veloce della storia della F1 | 1’18″887, media di 264,36 km/h | Lewis Hamilton, qualifiche del GP d’Italia 2020 |
| Gara più veloce della storia della F1 | oltre 247 km/h di media | GP d’Italia 2003, vinto da Michael Schumacher |
| Giro più veloce in gara a Monza | 1’21″046 | Rubens Barrichello, GP d’Italia 2004 |
| Arrivo più ravvicinato della storia della F1 | 1 centesimo di secondo | Peter Gethin su Ronnie Peterson, GP d’Italia 1971 |
Il Gran Premio del 1971
Il primato di gara più veloce della storia è appartenuto a Monza per trentadue anni prima di essere battuto, sempre a Monza.
Nel 1971 Peter Gethin vinse con la sua BRM a una media di 242,615 km/h, davanti a Ronnie Peterson per un centesimo di secondo. I primi cinque arrivarono racchiusi in 61 centesimi. Quel record cadde solo nel 2003, quando la media salì oltre i 247 km/h.
Per battere entrambi i primati, in cinquant’anni, è servito lo stesso circuito.


